Paul Ekman e le emozioni di base

In questo post mi propongo di sintetizzare la concezione delle emozioni di base così come è descritta da Paul Ekman nel terzo capitolo del libro “Handbook of Cognition and Emotion”.1 Tale sintesi è fatta allo scopo di introdurre alla più recente e profonda visione delle emozioni sviluppata da Jaak Panksepp, fondatore del campo di ricerca delle neuroscienze affettive. A riguardo degli studi sulle emozioni di Jaak Panksepp ho di recente pubblicato un’introduzione divulgativa di cui si possono leggere le prime pagine online.

All’inizio del testo citato, Ekman fa il punto delle sue ricerche sulle emozioni ricordando l’importanza degli studi interculturali sulle espressioni facciali, il cui significato emotivo non è appreso socialmente e culturalmente, bensì è innato. Ekman nota che rispetto agli inizi della sua carriera ha abbandonato la concezione secondo cui le emozioni sarebbero descrivibili con due assi basati sui concetti attivo-passivo e piacevole-spiacevole. Tale concezione ha lasciato posto all’idea che vi sono alcune emozioni di base qualitativamente ben distinte fra loro. Ciascuna di esse ha i suoi specifici tratti caratterizzanti, ad esempio per quanto riguarda il modo in cui è valutata, per gli antecedenti che ne provocano la manifestazione, per il comportamento collegato, e per l’aspetto fisiologico.

L’espressione “emozioni di base” sta a indicare anche lo svolgimento di una funzione vitale fondamentale. Le emozioni di base sono dei metodi per affrontare situazioni ricorrenti quali ad esempio il pericolo dovuto ai predatori o la lotta con chi compete per il cibo o per il partner. L’espressione “di base” può anche riferirsi alla possibilità che tali emozioni principali si combinino a formare emozioni più complesse e sfumate; Ekman però ci segnala che non ha dedicato molto spazio a questo aspetto perché gli altri ricercatori attivi nel campo delle emozioni non vi hanno dato molto peso.

Anche se le emozioni si possono manifestare in assenza di altri individui, secondo Ekman il loro ruolo è da collegarsi anzitutto alle situazioni di incontro con altre persone. Secondo Ekman le emozioni hanno un ruolo cruciale nello sviluppo delle relazioni interpersonali (sia nell’infanzia che nel corteggiamento) e nella modulazione dell’aggressione. Egli cita il caso dei malati che a causa di paralisi non sono in grado di assumere espressioni facciali o che non sono in grado di gestire o riconoscere la modulazione del parlato collegata all’emotività: questi individui hanno gravi difficoltà di relazione interpersonale.

Secondo Ekman è fondamentale il fatto che le emozioni informino i nostri conspecifici a riguardo di ciò che sta accadendo. L’informazione riguarda quello che succede dentro la persona, ciò che è avvenuto prima, e le possibili conseguenze. Ad esempio, dall’espressione di disgusto capiamo, oltre a ciò che prova la persona osservata, che essa ha incontrato qualcosa di sgradevole al gusto o all’olfatto, e che probabilmente se ne allontanerà.

Benché le espressioni facciali e vocali siano manifestazione delle emozioni, possiamo avere sia il caso di emozioni che non vengono espresse, sia il caso di espressioni simulate che non corrispondono ad emozioni realmente provate. Vi sono comunque differenze tra le espressioni sincere e quelle falsificate, ed è dunque possibile distinguerle, soprattutto nel caso delle espressioni facciali.

Ekman riconosce che ciascuna emozione può essere collegata a specifiche attivazioni del sistema nervoso autonomo, in preparazione a comportamenti determinati quali la fuga e l’attacco. Questo è chiaramente in contrasto con la visione di chi pensa che le emozioni siano esclusivamente un costrutto sociale. Sono stati infatti eseguiti degli studi che mostrano come gli schemi di attivazione del sistema nervoso siano simili anche tra culture differenti. Va comunque segnalato che non a tutte le emozioni è chiaramente associata una specifica attivazione del sistema nervoso autonomo, come ad esempio nel caso di sorpresa e godimento. Oltre all’attivazione del sistema nervoso autonomo, Ekman ipotizza anche un’attivazione del sistema nervoso centrale, in modo da poter rendere conto delle specificità di ciascuna emozione per quanto riguarda le dinamiche di memoria, immaginazione, e aspettativa.

Ekman nota che vi sono significative somiglianze interculturali anche in ciò che causa le emozioni. Ad esempio la perdita di una persona significativa è in ogni cultura un antecedente tipico della manifestazione di tristezza. Il danno fisico o psicologico è invece un tipico antecedente della paura. Purtroppo è difficile utilizzare in modo interculturale i questionari per accrescere l’evidenza disponibile in tale campo d’indagine. Similmente è difficile impiegare lo strumento dei questionari per stabilire la specificità del vissuto di ciascuna singola emozione.

Ekman ritiene che la valutazione delle emozioni da parte degli individui possa avvenire secondo due modalità differenti. Ci può essere un riconoscimento automatico, rapido, di tipo inconscio, ed un riconoscimento più lento e cognitivamente mediato. Ekman non è però in grado di individuare le strutture anatomiche esatte che sottostanno a tali processi.

La lista delle emozioni fondamentali che Ekman propone a seguito dei suoi studi è la seguente: divertimento, rabbia, disprezzo, contentezza, disgusto, imbarazzo, eccitazione, paura, senso di colpa, orgoglio del risultato, sollievo, tristezza/sofferenza, soddisfazione, piacere sensoriale, vergogna. Tali emozioni, precisa Ekman, sono più precisamente intendibili come famiglie di stati emotivi simili. Da questo elenco Ekman esclude l’interesse, in quanto ritiene si tratti più esattamente di uno stato cognitivo. Vengono esclusi anche l’amore parentale, l’odio, e la gelosia, in quanto si tratterebbe secondo Ekman di schemi emozionali durevoli nel corso dei quali ci possono essere diverse manifestazioni di emozioni fondamentali.

Nel chiudere il capitolo dedicato alle emozioni di base, Ekman riassume come segue i tratti caratteristici che distinguono le emozioni fondamentali fra di loro e rispetto ad altri fenomeni affettivi.

  • Segnali universali specifici (ad esempio le espressioni facciali)
  • Attivazione fisiologica specifica
  • Valutazione automatica
  • Tratti comuni specifici negli antecedenti
  • Specifica comparsa nel corso dello sviluppo
  • Presenza negli altri primati
  • Attivazione rapida
  • Breve durata
  • Attivazione spontanea
  • Memorie e pensieri specifici
  • Esperienza soggettiva specifica

Come già detto all’inizio del post, questo riassunto della concezione di Ekman è proposto come approccio al lavoro più profondo sviluppato da Jaak Panksepp. Se si legge il lavoro di Ekman dopo aver studiato Panksepp, il lavoro di Ekman appare come un primo abbozzo di ciò che si rivelerà essere un affresco più vasto ed organico. Il lavoro di Panksepp appare come un upgrade del lavoro di Ekman, riuscendo a spiegare diversi nessi causali che nel discorso di Ekman sono soltanto intuiti.

1Paul Ekman , Basic Emotions, Capitolo tre in T. Dalgleish and M. Power (Eds.). Handbook of Cognition and Emotion. Sussex, U.K.: John Wiley & Sons, Ltd., 1999.