Psicologia della gelosia

GELOSIA REATTIVA, POSSESSIVA, ANSIOSA

Possiamo distinguere fra tre tipi di gelosia.

Parliamo di gelosia reattiva quando il partner è effettivamente coinvolto in attività intime o sessuali con un altra persona.2 Questo tipo di gelosia è collegato ad una buona qualità della relazione,5 perché è un sentimento che ha chiaramente la funzione di proteggere il prezioso legame col partner.

Nel caso della gelosia di tipo ansioso, invece, la persona gelosa spende molto tempo a rimuginare su immagini di tradimenti ipotetici, provando ansia, sospetto, preoccupazione e sfiducia.4 Questo tipo di gelosia è collegato ad una inferiore qualità della relazione.6 È come se la persona gelosa stesse vivendo in un mondo parzialmente disallineato dalla situazione reale, ponendo sulla relazione il carico di uno stress immotivato.

Il terzo tipo di gelosia è la gelosa possessiva. Essa si manifesta nel desiderio di controllare il partner e nel tentativo di proibire l’incontro con troppi individui del sesso opposto.3 Questo tipo di gelosia può avere effetti positivi o negativi sulla relazione a seconda dei casi specifici. Essa diventa problematica “quando è indirizzata al controllo del proprio partner e quando sfocia in un’intrusione relazionale ossessiva ed in fenomeni di stalking.”11

Le distinzioni proposte ci aiutano a comprendere come ridurre le manifestazioni troppo intense della gelosia. La gelosia eccessiva che nasce da fantasie irreali andrebbe affrontata individuando le parti irrealistiche del dialogo interiore, e razionalizzando i propri pensieri.7 Quando invece la gelosia è stata provocata da un’infedeltà realmente avvenuta, razionalizzare i pensieri potrebbe indurre un peggioramento dei sentimenti di rabbia verso il partner.8 In tal caso sembra più utile, benché non semplice, indirizzarsi verso la decisione attiva di perdonare il proprio partner.9 10

Queste indicazioni nascono dallo studio di casi patologici, ma il giusto bilanciamento fra razionalizzazione e perdono può essere la giusta via anche per gestire la gelosia nei casi più normali.

GELOSIA PATOLOGICA

La forma più intensa di gelosia patologica è conosciuta come Sindrome di Otello, dal nome del famoso personaggio di Shakespeare. Si tratta di un disturbo grave, di natura psicotica, spesso associato con abuso di alcol o con forme di demenza. Il soggetto affetto da questa sindrome accusa il partner in modo delirante, sulla base di prove inesistenti.12

Vi sono anche altre forme di gelosia intensa che rientrano nel campo della patologia, pur senza raggiungere gli estremi della sindrome di Otello. Tali forme sono caratterizzate da comportamenti di tipo possessivo e dalla presenza di pensieri intrusivi, irrazionali e persistenti sull’infedeltà del partner. Contemporaneamente si osserva la mancanza di una comprensione corretta ed equilibrata della circostanza in cui ci si trova. In questi casi si possono manifestare forme di violenza verbale o fisica nonché sentimenti intensi di rabbia, paura, tristezza e colpa. Il comportamento si focalizza sulla ricerca di informazioni sul partner al fine di comprovarne l’infedeltà. La situazione complessiva pone il soggetto sotto stress al punto da mettere a rischio la salute delle sue relazioni.13

La forma di gelosia patologica che abbiamo appena descritto si trova più facilmente associata alla gelosia di tipo ansioso e preventivo che non a quella di tipo reattivo. È inoltre collegata preferenzialmente a forme di attaccamento insicuro14 ed è accompagnata facilmente da manifestazioni di depressione.15

ATTACCAMENTO E GELOSIA

Il fenomeno della gelosia può essere meglio compreso facendo ricorso alla teoria dell’attaccamento.16 17 Nel corso del Novecento, il lavoro di John Bowlby ha portato a concepire l’attaccamento come un bisogno fondamentale basato su radici biologiche. Le ricerche di Mary Ainsworth, allieva di Bowlby, hanno successivamente portato alla definizione di tre fondamentali stili di attaccamento.18

L’individuo contraddistinto da uno stile di attaccamento sicuro mostra ansia da separazione quando la persona affettivamente importante si allontana, ma tale malessere si converte in un sentimento chiaramente positivo al momento del riavvicinamento.19

Un individuo insicuro-ansioso si differenzia da un individuo sicuro perché il riavvicinamento non è sufficiente a calmarlo del tutto. L’ansia rimane per certi versi presente anche in presenza del partner. L’attaccamento insicuro ansioso è anche chiamato ambivalente, per la compresenza di sentimenti fra loro contrastanti.

Il terzo stile è quello dell’attaccamento insicuro-evitante. In questo caso l’individuo tende a minimizzare sia la manifestazione di malessere in fase di separazione sia la manifestazione di gioia in fase di riavvicinamento.

La persona insicura-ansiosa riconosce l’importanza della relazione, ma sembra non riuscire mai a raggiungere la sicurezza a riguardo della propria relazione. La persona insicura-evitante invece, sembra evitare il coinvolgimento intenso nella relazione, preferendo proteggere la propria indipendenza. 20 21

A questo punto è interessante vedere come si esprime l’emozione primaria della rabbia nei diversi stili di attaccamento, in quanto la rabbia risulta strettamente legata alla gelosia.

Nelle situazioni di attaccamento sicuro il sentimento della rabbia prevale sulle sfumature di paura e tristezza, anch’esse associate al sentimento della gelosia. Più precisamente, prevale un sentimento di rabbia espresso direttamente verso il partner, e tale sentimento andrebbe inteso come un tentativo di preservare la relazione.22

Anche nel caso di una persona gelosa caratterizzata da attaccamento insicuro-ansioso si osservano sentimenti di rabbia significativi, ma questi vengono espressi in modo indiretto, ad esempio tramite irritabilità. Gli insicuri-ansiosi di solito non rivolgono la loro rabbia direttamente al partner, forse per paura di perderlo.23

Tra gli evitanti l’espressione di rabbia verso il partner si colloca a livelli intermedi rispetto ai casi precedenti. Gli evitanti sembrano piuttosto impegnati a preservare la propria autostima. Fra gli evitanti, inoltre, sembra più difficile che la gelosia si risolva in un avvicinamento al partner. Tale eventualità sarebbe più tipica dell’attaccamento sicuro.24

Una precisazione è d’obbligo a riguardo dell’attaccamento sicuro. A questa forma di attaccamento non corrisponde una persona sempre e comunque sicura di sé stessa, che non ha mai davvero bisogno degli altri per stare bene. In realtà il bisogno degli altri è un tratto fondamentale della natura umana, e ciò che rende sicuro l’attaccamento non è l’assenza di tale bisogno. È il riconoscerlo e affrontarlo in modo costruttivo. Dunque anche la persona sicura prova gelosia, con la differenza che non ha paura di ammetterlo di fronte a sé stessa e agli altri, e che cerca modi interattivi ed efficaci per gestirla.25 26


Leggi anche: Attaccamento evitante e attaccamento ansioso negli adulti


LA GELOSIA E GLI STILI D’AMORE

Il modo in cui la gelosia si manifesta dipende anche dallo stile con cui si vive la propria relazione amorosa. La ricerca ne ha individuati sei. La gelosia eccessiva è tipica di chi vive l’amore con il cosiddetto stile della Mania, il quale si caratterizza per una concentrazione continua sul partner e su un continuo bisogno di avere per sé la sua attenzione. A parte Mania, gli altri stili che hanno più a che vedere con la gelosia eccessiva sono Agape, nel quale si antepone il benessere del partner al proprio, quasi con una forma di auto-sacrificio, ed Eros, basato sull’intesa e sull’attrazione reciproca. Vi è poi lo stile Ludus, in cui tipicamente accanto al partner vi sono altre figure nascoste nel ruolo di amanti. Gli stili più agli antipodi rispetto alla gelosia patologica sono quelli chiamati Storge e Pragma. Storge è una parola che indica un affetto di tipo familiare, ed è usata in questo caso per indicare un amore sviluppatosi gradualmente e di una natura prossima all’amicizia. Nello stile Pragma, infine, il partner è scelto con motivazioni prettamente pratiche quali gli effetti sulla propria carriera e sul proprio sistema famigliare, nonché la capacità di essere un buon genitore.27

Riusciamo, per gioco, ad immaginarci coinvolti in tali diversi modi di amare? Questo tipo di immaginazione può aiutarci ad allargare lo sguardo e a farci comprendere meglio le circostanze in cui la gelosia si manifesta.

ALCUNI RISULTATI DELLA RICERCA SCIENTIFICA

Nell’ambito degli studi scientifici sulla gelosia, questa viene spesso definita come una situazione triangolare in cui è presente un rivale, il quale interviene a minacciare la relazione di coppia.28 Dove vi è una relazione dunque, e non soltanto del tipo romantico29, vi sarebbe sempre la possibilità di un sentimento geloso. Non a caso la gelosia risulta presente in tutte o quasi le società studiate, nonostante i fattori scatenanti possano essere diversi da cultura a cultura.30 Un semplice esempio è quello della sottocultura swinger. In essa vengono accettati alcuni tipi di incontri che in altri contesti culturali provocherebbero facilmente una reazione di gelosia.31

La diffusione pressoché universale della gelosia può essere ricondotta al fatto che nell’ambito di una relazione sono sempre in gioco delle risorse di tipo limitato, a partire anzitutto dall’attenzione che ciascuno di noi è in grado di dare agli altri. Ne segue che quanto sarà concesso ad una persona, sarà con ciò sottratto ad un altra.32

La ricerca sulla gelosia mette in luce una differenza interessante fra uomini e donne. Le donne in genere sono più gelose degli uomini, e la loro gelosia viene provocata tipicamente dal coinvolgimento emotivo del partner verso una terza persona. Gli uomini, invece, sembrano più concentrati sulla gelosia a sfondo sessuale. La psicologia evoluzionistica suggerisce che questa tendenza degli uomini sia dovuta ad un certo tipo di sensibilità verso le possibilità di diventare padre.33

La formazione della gelosia è più probabile quando sono presenti determinate caratteristiche nella persona del rivale. Fra queste si trovano, come è facile immaginare, l‘attrattività del volto e del corpo, nonché la giovinezza e l’altezza. Anche una voce seduttiva può rivestire un ruolo importante. Le donne sono anche sensibili al grado di gentilezza e comprensione esibito dalla rivale.34

Vi è poi un altro aspetto del rivale, meno evidente, che suscita la gelosia. È quando il nostro rivale possiede in misura superiore le qualità che noi riteniamo importanti.35 Se la nostra autostima si fonda sulla prestanza atletica, ad esempio, potrebbe essere più facile ingelosirci a causa di un rivale più prestante di noi. Se invece fondiamo la nostra autostima sulla carriera lavorativa, potrebbe essere più facile ingelosirci a causa di un rivale con più successo lavorativo di noi.36

Per gestire la gelosia è importante aver presente alcune strutture molto importanti del pensiero umano. Una parte importante del nostro sapere è immagazzinata sotto forma di script. È come se vi fossero nella nostra mente una serie di copioni da recitare, adatti alle varie situazioni del vivere quotidiano. Il vissuto emotivo di ciascuno si fonda su schemi di pensiero e su script del tipo menzionato. Per approcciare schemi diversi da quelli che ci sono più caratteristici può rivelarsi utile il semplice immaginare noi stessi in un ruolo diverso da quello abituale. Se ci rendiamo conto di provare una gelosia eccessiva, c’è la possibilità di praticare un esercizio descritto in alcuni studi. Tale esercizio consiste nel recitare per alcuni giorni il ruolo di una persona solo moderatamente gelosa.37 In questo modo potremo esplorare percorsi verbali e sentieri emotivi nuovi, che non fanno riferimento al sentimento della gelosia.


Il nostro approccio teorico è basato sulle neuroscienze affettive di Jaak Panksepp, secondo le quali vi sono sette emozioni fondamentali: rabbia, paura, pena della solitudine, eccitazione sessuale, gioco cura ed interesse/voglia di fare. Un aspetto generalmente riconosciuto della gelosia è la presenza di un contributo importante da parte della rabbia.38 La rabbia nasce generalmente dal mancato rispetto delle nostre aspettative. Nel caso della gelosia vediamo disattesa l’aspettativa che il partner dedichi a noi le sue attenzioni di natura più intima. Motivo per cui possiamo provare verso di esso un sentimento di ostilità. La rabbia può essere presente anche nei confronti del rivale, il quale è colpevole di non aver rispettato, per così dire, il nostro territorio.

Per arrivare a comprendere la gelosia bisogna passare dunque dalla comprensione della rabbia. Sul nostro sito sono presenti alcuni articoli che approfondiscono diversi aspetti di quest’emozione. Se ne può trovare una sintesi a questa pagina: La psicologia della rabbia: un’occasione per crescere. In particolare, alcune osservazioni sulla rabbia che possono rivelarsi utili alla gelosia si trovano in questi articoli: La rabbia repressa (con alcune osservazioni importanti sulla comunicazione assertiva) e La rabbia verso il partner: il ruolo delicato del desiderio

Aver descritto i diversi tipi di gelosia (reattiva, ansiosa e possessiva) rende il nostro sguardo più attento nel cogliere i dettagli di ogni situazione in cui la gelosia si manifesta. E ci fa capire che la gelosia può essere nociva specialmente quando è infondata, oppure quando viene espressa in modo distruttivo.1 La visione offerta dalla teoria dell’attaccamento ci porta a dare una maggiore dignità al nostro bisogno degli altri e a comprendere meglio le radici della gelosia. La descrizione di alcuni diversi stili di amare può aiutarci ad accendere il nostro immaginario. La teoria dei sistemi emotivi ci consente di contestualizzare la gelosia ponendola in relazione con le altre forme emotive fondamentali. Come risultato, probabilmente, non avremo l’annullamento della gelosia. Potremo però aspirare a riconoscerla sul nascere e a trasformarla in un atteggiamento che costruisce. Superando la paura di manifestare la nostra vulnerabilità. Trovando anche quel piccolo ma importante coraggio necessario per raccontare al partner la nostra paura di perderlo. Senza nascondere le nostre fantasie sulle possibili infedeltà per timore di sembrare deboli. Piuttosto giocandocele, guardandosi negli occhi, come una chance per ritrovare ogni volta l’intimità più delicata.

Leggi anche: Psicologia dell’invidia: un’emozione sconveniente

(modifica del 3 luglio: reso piú fluente l’incipit senza variazioni maggiori di contenuto)

BIBLIOGRAFIA

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1“Là dove la gelosia in risposta ad una minaccia effettiva alla relazione potrebbe mostrare che i partner sono interessati uno all’altro, la gelosia in assenza di una minaccia effettiva alla relazione e/o la gelosia che è espressa in modo distruttivo può causare problemi di relazione e rivelarsi nociva per la relazione (Guerrero & Eloy, 1992)”. Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 179.

2“La gelosia reattiva è il grado al quale gli individui provano emozioni negative, come rabbia e turbamento, quando il loro compagno è o è stato emozionalmente o sessualmente infedele.” Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 177.

3“La gelosia possessiva si riferisce allo sforzo considerabile che può essere prodotto dagli individui per prevenire contatti da parte del proprio partner con individui del sesso opposto.” Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 177.

4“Infine, la gelosia ansiosa si riferisce al processo in cui l’individuo rimugina a riguardo dell’infedeltà del compagno e genera cognitivamente immagini su di essa, ed esperisce sensazioni di ansia, sospetto, preoccupazione e sfiducia.” Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 177.

5“In contrasto, i nostri studi hanno individuato associazioni positive tra la qualità della relazione e la gelosia reattiva. La gelosia reattiva sembra quindi costituire un fenomeno di relazione primariamente positivo.” Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 183.

6“In tutti e tre gli studi, sia il livello di gelosia ansiosa degli individui sia quello dei loro partner erano negativamente correlati alla qualità della relazione. La gelosia ansiosa sembra dunque costituire un fenomeno di relazione negativo.” Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 183.

7“In particolare, le tecniche cognitivo-comportamentali, come l’identificazione e la messa in discussione delle credenze irrazionali (come per esempio: “Io devo essere sempre amato“), il gioco di ruolo prolungato (fixed role playing) (giocare per una settimana ad essere qualcuno che non è irragionevolmente geloso) e la desensitivizzazione hanno dimostrato la loro efficacia nel trattamento della gelosia infondata (DeSilva & Marks, 1994; Ellis, 1996; Ridley, 1996).” Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 185.

8“Al contrario, gestire la gelosia reattiva in questo modo, sarebbe a dire razionalizzando l’intensità dei sentimenti di dolore e rabbia in risposta alla effettiva infedeltà del partner, potrebbe deteriorare anziché migliorare il funzionamento della relazione.” Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 185.

9“L’intensità dell’esperienza di gelosia reattiva potrebbe forse essere gestita al meglio elaborando i sentimenti di dolore e rabbia risultanti dalla trasgressione del partner. In aggiunta, all’inizio della terapia, gli individui gelosi reattivamente potrebbero essere aiutati a decidere di perdonare il loro partner per l’infedeltà, praticando il cosiddetto perdono decision-based.” Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 185.

10A completamento di quanto detto in questo paragrafo si potrebbe notare come spesso le persone contraddistinte da uno stile di gelosia reattiva abbiano un partner abituato ad esprimere un tipo simile di gelosia, e lo stesso vale per la gelosia di tipo ansioso. (La citazione sarebbe possibile, ma non ricordo da dove esattamente.)

11Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 179.

12“La gelosia delusionale, conosciuta anche come Sindrome di Otello, è solitamente associata al genere maschile, all’abuso cronico e severo di alcol, alla demenza e a lesioni al lobo frontale destro, non dominante” Stravogiannis et al. 2018, p. 563.

13Stravogiannis et al. 2018, p. 562-564, ed in particolare:

“I partecipanti con un punteggio superiore a 43, (Marazziti et al., 2003) e che avevano riportato tutti i seguenti sintomi furono ritenuti adatti alla presente ricerca: (1) pensieri irrazionali e sospetti riguardo alla fedeltà del partner; (2) comportamento eccessivo diretto a scoprire informazione sull’infedeltà sospetta; (3) intense sensazioni di rabbia, paura, tristezza e colpa; violenza verbale o fisica contro il partner o una terza parte; e (4) pensieri/comportamenti che causano stress e danno alle relazioni sociali, emozionali o sessuali (Tarrier et al., 1990; Kingham and Gordon, 2004).” Articolo citato, p. 564.

14Stravogiannis et al. 2018, tabella 2 a pagina 566.

15Stravogiannis et al. 2018, tabella 3 a pagina 566.

16Qui si potrebbe aggiungere un’eventuale riferimento a Sharpsteen e Kirkpatrick 1997.

17 Ricordiamo che nella situazione tipica della gelosia siamo in presenza di una minaccia nei confronti delle relazioni di attaccamento. “In breve, sia il complesso della gelosia (…) sia il sistema di attaccamento a) possono essere pensati come sistemi per il mantenimento delle relazioni strette; b) appaiono innescati dalla separazione, o dalla minaccia di separazione, da figure di attaccamento (caregivers o partner romantici); c) implicano le medesime emozioni fondamentali di paura, rabbia e tristezza…” Sharpsteen e Kirkpatrick 1997, p. 627.

Bisogna però tenere presente che nella ricerca riportata nello studio citato la linea di distinzione fra paura e tristezza potrebbe non corrispondere esattamente alla distinzione fra il sistema emotivo della paura e quello della pena della solitudine. Nondimeno ci sembra possibile utilizzare i risultati di tale studio come indicazioni orientative.

18Gillibrand et al. 2019, pp. 52-56.

19 Qui è importante sottolineare che l’ansia da separazione non è di per sé un tratto patologico, bensì un fenomeno naturale nella persona umana. “Uno dei contributi primari di Bowlby fu quello di mostrare come l’ansia da separazione fosse una risposta naturale e prevedibile alla separazione da una figura di attaccamento – anziché una paura irrazionale o nevrotica, come era stata caratterizzata nella letteratura psicoanalitica – perché l’assenza della figura di attaccamento segnala un aumentato rischio di pericolo (Bowlby, 1973).” Sharpsteen e Kirkpatrick 1997, p. 629.

20Per meglio comprendere lo stile di attaccamento nell’ambito di una relazione adulta si possono prendere in considerazione le tre frasi caratterizzanti tratte da Hazan e Shaver 1987, p. 515.

“Sicuro (…): Io trovo relativamente facile avvicinarmi agli altri e sono a mio agio nel dipendere da loro e nel loro dipendere da me. Non mi preoccupo spesso di essere abbandonato o che qualcuno si avvicini troppo a me.”

“Evitante (…): Mi trovo in qualche modo a disagio nell’essere vicino agli altri; trovo difficile fidarmi di loro completamente e consentire a me stesso di dipendere da loro. Sono nervoso quando chiunque si avvicina troppo, e spesso, i partner romantici vorrebbero che io avessi un atteggiamento più intimo di quello che io trovo confortevole.”

Ansioso/Ambivalente (…): Trovo che gli altri siano riluttanti ad avvicinarsi quanto io vorrei. Temo spesso che il mio partner non mi ami davvero o che non vorrà stare con me. Voglio fondermi completamente con un’altra persona, e questo desiderio a volta spaventa e fa allontanare le persone.”

21Qui si potrebbero aggiungere alcune note sull’attaccamento adulto da Sable 2008.

22“I partecipanti caratterizzati da un attaccamento sicuro provarono rabbia più intensamente che altre emozioni, ed erano relativamente più pronti ad esprimerla rispetto ad altri partecipanti, specialmente verso il loro partner. E anche se i partecipanti ansiosi provarono rabbia relativamente intensamente, ed erano pronti come gli altri ad esprimerla attraverso irritabilità, essi erano meno pronti ad affrontare davvero il loro partner. Ciò potrebbe essere attribuibile a sentimenti di inferiorità e paura, che erano specialmente caratteristici dei partecipanti caratterizzati da attaccamento ansioso, e da cui ci si poteva aspettare l’inibizione delle espressioni dirette di rabbia.” Sharpsteen e Kirkpatrick 1997, p. 637.

23Vedi nota del paragrafo precedente.

24“Inoltre, era relativamente più probabile che gli evitanti lavorassero per mantenere la loro autostima e, forse come conseguenza, era per loro relativamente meno probabile un avvicinamento al partner (a seguito dell’esperienza di gelosia, N.d.T).” Sharpsteen e Kirkpatrick 1997, p. 637.

25In uno studio sull’attaccamento in età adulta la sicurezza nell’individuo adulto “veniva identificata attraverso l’abilità degli intervistati di riflettere sulle loro esperienze e di descriverle in una maniera aperta e coerente. Non era necessario che le loro prime esperienze (…) fossero state prive di problemi nella misura in cui esse venivano integrate in una visione bilanciata che né idealizzava né condannava (maligned) i loro genitori. Gli altri schemi suggeriscono una strategia difensiva che alternativamente massimizza (…) o minimizza (…) il comportamento di attaccamento.” Sable 2008, p. 24.

Coloro che massimizzano corrispondono allo stile insicuro-ansioso, e nello studio citato sono descritti con l’aggettivo “preoccupato” (preoccupied). Coloro che minimizzano corrispondono allo stile insicuro-evitante, e nello studio citato sono descritti con l’aggettivo inglese “dismissing”.

26Riporto qui alcune note ulteriori sull’attaccamento in età adulta:

“Anche se suscitato con meno urgenza, il bisogno di mantenere il contatto con le figure di attaccamento e specialmente di cercarle quando si presentano delle situazioni stressanti è un tratto caratteristico dell’attaccamento lungo tutto il ciclo di vita. I mezzi per raggiungere prossimità e comunicazione diventano più organizzati nel corso dello sviluppo, diversi e sofisticati, e il comportamento di attaccamento si direziona a persone e gruppi oltre la sfera famigliare, ma le condizioni che suscitano il comportamento non cambiano.” Sable 2008, p. 22-23.

“In alcune situazioni un adulto potrebbe essere in grado di ridurre lo stress semplicemente pensando ad una figura di attaccamento ma in certe circostanze queste rappresentazioni mentali non potrebbero portare sollievo, e la persona necessita di una prossimità effettiva (Mikulincer and Shaver 2007).” Sable 2008, p. 23.

“La prima evidenza degli effetti dell’attaccamento in età adulta venne dal lavoro di Marris (1982), Parkes (1991), e Weiss (1982, 1991), i quali trovarono che la separazione o la perdita di una figura affettiva chiave portava a una sequenza di risposte – protesta, disperazione, distacco – comparabile a quelle che Robertson e Bowlby avevano identificato nei bambini in tenera età che erano stati separati dai loro genitori.” Sable 2008, p. 23.

“I risultati provenienti dagli AAQ sostanzialmente supportano la misura di Hazan e Shaver’s (1987), con l’attaccamento insicuro rappresentato da due dimensioni, evitamento o ansietà (Mikulincer e Shaver 2007).” Sable 2008, p. 23. (AAQ sta per “Adult Attachment Questionnaire”: questionario per l’attaccamento in età adulta)

“Hanno bisogno di sapere che c’è qualcuno che sta attento a loro che li cercherebbe se loro non comparissero quando ce lo si aspetta.” Sable 2008, p. 24.

27Hendrick et al. 1998, p. 151.

28“Per molti, la situazione prototipica che evoca la rabbia implica una triade romantica: un individuo diventa geloso quando lui o lei sospetta o effettivamente apprende che il partner prova interesse per un rivale (Salovey, 1991).” DeSteno et al. 2006, p. 627.

29“La ricerca supporta chiaramente il fatto che la gelosia non è limitata solo alle relazioni romantiche ma può accadere nell’ambito di ogni tipo di relazione triadica. La ricerca sullo sviluppo, per esempio, ha mostrato che i bambini potrebbero essere gelosi delle relazioni di fratelli e sorelle con i genitori (Masiuch & Kienapple, 1993; Volling, McElwain, & Miller, 2002); è stato mostrato che i lavoratori sono gelosi delle relazioni dei loro collaboratori con i superiori (Vecchio, 2000)” DeSteno et al. 2006, p. 627.

30“Anche se il tema della protezione dell’autostima (…) si pone come un universale biologico, la messa a punto del sistema relativamente ai fattori che implicano una minaccia rimane aperto a ricevere una grande influenza da parte dell’apprendimento sociale idiografico e dell’acculturazione.” DeSteno et al. 2006, p. 637.

31“Presso i Todas dell’India o la sottocultura “swinger” in Europa e negli Stati Uniti, per esempio, le interazioni extradiadiche di certi tipi sono una pratica accettata (Buunk, 1991; Rivers, 1906).” DeSteno et al. 2006, p. 636.

32Ad esempio: “I genitori possiedono una quantità finita di risorse personali (per esempio emozionali e attenzionali) e sostanziali (per esempio in termini di economia e cibo) che possono essere divise fra la prole; in modo simile i superiori possiedono una quantità finita di privilegi che possono offrire.” DeSteno et al. 2006, p. 627.

33“Numerosi studi hanno mostrato che gli uomini fanno esperienza di livelli relativamente più elevati di gelosia in risposta agli aspetti sessuali di un’infedeltà (relativamente alle donne), mentre le donne fanno esperienza di livelli relativamente più elevati di gelosia in risposta agli aspetti emozionali di un infedeltà (relativamente agli uomini).” Edlund et al. 2019, p. 575.

“È importante notare che molti fattori oltre all’influenza evolutiva possono influenzare la risposta di una particolare persona ad una particolare situazione in grado di produrre gelosia (per esempio, in molti studi sulla gelosia, le donne riportano livelli più elevati di gelosia in risposta a tutti gli aspetti di un’infedeltà; Edlund & Sagarin, 2009).” Edlund et al. 2019, p. 579.

“È anche importante notare che ci stiamo occupando delle origini ultime del comportamento umano; le ragioni prossime di un particolare comportamento potrebbero apparire completamente disconnesse dall’origine ultima.” Edlund et al. 2019, p. 579.

“Presi nel loro insieme, questi studi si schierano a favore di un cambiamento nella nostra comprensione della differenza di genere nell’ambito della gelosia. Suggeriamo che la migliore spiegazione per il lato maschile della differenza di genere nell’ambito della gelosia sia che gli uomini siano sensibili alla perdita percepita di opportunità di paternità (piuttosto che alla perdita di certezza di paternità.)” Edlund et al. 2019, p. 586.

34“In particolare, il dominio fisico in entrambi i sessi (attrattività del corpo e del volto, giovinezza, altezza) e la voce seduttiva (…) possono essere minacciosi. Le donne sono influenzate anche dalla gentilezza e dalla comprensione della rivale femminile (Ottesen, Nordeide, Andreaseen, Stronen, & Pallesen, 2011).” Martinez-Leon et al. 2017, p. 208.

35“Per esempio, il nostro passato lavoro di investigazione sui legami tra l’autostima e la gelosia ha rivelato come gli individui pensino che saranno più gelosi di rivali che eccellono nelle aree di grande importanza per l’autoconcezione di questi individui (DeSteno & Salovey, 1996b).” (In inglese: “…areas of high import to these individuals’ self-concepts”). DeSteno et al. 2006, p. 629.

36Si possono facilmente immaginare altri esempi costruiti, fra le altre cose, sul grado di competenza nel mondo dell’arte, in filosofia, in termini di profondità spirituale o di performance sessuale.

37Vedi nota 7 (Barelds e Barelds-Dijkstra 2007, p. 185).

38“In relazione alla fenomenologia, la maggior parte dei ricercatori ritiene che l’esperienza soggettiva della gelosia sia piuttosto spiacevole e descrivibile al meglio come una combinazione o una mescolanza di sentimenti di rabbia, ansia, tradimento e dolore (Buck, 1999; Hupka, 1984, 1991; Parrott & Smith, 1993; Sharpsteen, 1991; Sharpsteen & Kirkpatrick, 1997).” DeSteno et al. 2006, p. 627.

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